Uno scrittore che ormai ho imparato ad apprezzare e che è entrato di prepotenza nell'olimpo dei miei scrittori preferiti. Riesce a coniugare in maniera magistrale l'ironia con la tristezza, la buffoneria con la tragedia. A tratti le vicende di Yoshe Kalb "Il Tonto" fanno ridere, a tratti fanno rabbia, a tratti una infinita tristezza. Rabbi Melech fa sorridere spesso ma allo stesso tempo da fastidio per la sua brama di soldi, e nel momento in cui più vi riesce odioso di colpo vi fa una gran pena. Zivyah da quasi i nervi tanto è odiosa ma è una povera derelitta dell'umanità che di colpo vi farà tristezza per la sfortuna che il destino le ha scagliato contro. Malka... Malka, il demonio, che però muore quasi subito dopo una vita di disillusioni e abbandoni.
Nello stesso tempo il quadro che si traccia pian piano non è quello di vicende personali, ma è un quadro culturale più ampio, quello delle comunità chassidiche, pesantemente attaccate nel romanzo per le loro lotte interne, per l'ipocrisia che le sorregge, per la brama di soldi, per quella ignoranza esplicitamente accusata peraltro spacciata per sapienza, per quel sesso onnipresente ma condannato ma che agita e scuote ogni vicenda di cui è formato il romanzo, quella cultura così terribilmente additata da Singer ma che inevitabilmente è, appunto, una cultura, una società e le sue leggi non scritte che tuttavia funziona. Funzionava.
Il fratello scrive una breve prefazione molto interessante: Israel aveva appena deciso, con pubblica comunicazione, che avrebbe abbandonato lo Yiddish come lingua prediletta per i suoi romanzi. Passava il tempo valutando le alternative quando un giorno si presentò a suo fratello e gli parlò della storia di Yoshe Kalb. E' un fatto realmente accaduto in Galizia che creò molto scandalo e i fratelli conoscevano la storia dai racconti del padre. Ritrovando nuova vita grazie a Yoshe Kalb, Israel continuò con la lingua Yiddish. E' paradigmatica questa storia perché mentre sembra in molte parti del libro che ci sia una critica all'ambiente hassidico, la vicenda è ciò che convinse Israel a restarvi immerso: ed infatti Yoshe non è un salvatore, perché noi che leggiamo sappiamo che effettivamente è colpevole, ed è pure un vigliacco perché non affronta mai le cose chiaramente ma semplicemente se ne scappa. La cultura hassidica è qui vittima della sua vigliaccheria e dei suoi peccati; perché diciamocelo, giovane o meno, ma andare con la matrigna della propria moglie è veramente increscioso.
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