Magnifico, magnifico, e magnifico. Surreale, inquietante, psicologico, come tutti i romanzi di Ballard. Forse in questo più che in ogni altro, presumibilmente per l'ambientazione africana, la presenza della foresta cupa, del grande fiume, si sente ancora di più l'influsso del grande Joseph Conrad: è chiaro infatti che ciò che accade va oltre le apparenze, va oltre il mero fatto materiale, ma desta suggestione inconsce nei protagonisti che diventano pedine di un incubo collettivo. Come in Conrad ciò che accade diventa un simbolo della psicologia dei soggetti. E' la rappresentazione perfetta di ciò che il buon Freud chiamò
"Il Perturbante"
Sfortunatamente Ballard si perde nel finale, a mio parere: non che sia pietoso, è che in quasi ogni suo libro la grandezza di tutte le pagine che precedono le ultime viene in qualche modo velata da una chiusura un po' frettolosa e superficiale. Certo in romanzi come i suoi, dove i protagonisti sono forzati da vari eventi a scendere nelle profondità della propria psiche, nel passato della propria vita, e devono riprendere in mano la vita istintuale animale ormai sopita, dev'essere particolarmente difficile porre la parola "fine", per cui a mio parere ciò non implica nulla nel giudizio totale sul libro.
Questo sito l'ho realizzato io e quindi è proprietà intellettuale mia e non ne concedo alcuna autorizzazione.
Visitando il sito si sottintende la presa visione della Privacy policy
CONTATTI: info[at]bostro.net
Aggiornamenti via | Torna in cima